Le ore fragili della Cacciatrice

• Dopo il successo ottenuto dai due romanzi thriller a sfondo storico dedicati al “Macellaio di Saluzzo”, invece di proseguire su questa strada hai preferito un drastico cambio di rotta, puntando su una storia dall’ambientazione e dal linguaggio fortemente attuale. Perché?

Non amo particolarmente gli spazi angusti delle etichette, delle classificazioni, delle nicchie. Mi sono divertito a scrivere i miei due romanzi storici ambientati a Saluzzo ma il rischio era quello di rimanerci imprigionato dentro, in un certo senso. Un po’ come fanno quegli autori che, imbroccato il filone giusto, sfruttano i personaggi e le storie che gli ruotano attorno all’infinito, fino a prosciugarli e a prosciugare loro stessi. Li capisco, naturalmente, ma non fa per me e temo di non avere le physique du rôle per riuscirci. E poi, mi annoierei troppo...

• “Le ore fragili” è narrato in prima persona dalla affascinante protagonista della vicenda. È stato difficile scrivere al femminile?

Moltissimo ma, anche, da un punto di vista intellettuale, stimolante e divertente, per certi versi. Per me è stata una vera e propria sfida, coerente con i concetti che esprimevo prima. Il piacere di scrivere, di dirsi scrittore, sta anche e soprattutto in questo. Nella voglia di mettersi in gioco, di rinnovarsi, di trovare stimoli nuovi e di non rimanere ancorati alle proprie certezze. Scrivere è un’avventura che non si sa mai bene dove ti condurrà. Sarà il pubblico, chiaramente, a stabilire se la meta raggiunta è valsa il viaggio.

• Più che uno sfondo, l’ambiente in cui si svolge una storia, la città di Torino sembra avere, nello sviluppo della vicenda, una sorta di ruolo da “attore non protagonista”. È solo una sensazione o è voluto?

È assolutamente voluto! Nonostante io abbia praticamente sempre vissuto nel cuore delle meravigliose colline del Roero, che tanto amo e dalle quali farei fatica a staccarmi, Torino è la città dove sono nato e dove un pezzo di me continua ad abitare. Con gli anni, mi verrebbe da dire con la maturità se l’espressione non mi facesse quasi sorridere, il mio rapporto con la vecchia capitale sabauda si è evoluto e rafforzato. Torino, per me, è un sentimento, prima ancora di essere un luogo. “Le ore fragili” è anche questo: un atto d’amore nei confronti della mia città e non solo di lei. Nel libro, infatti, c’è anche tanto il "Torino", intendo la squadra di calcio, quella per la quale sia io che la protagonista tifiamo visceralmente. Ma questa è un’altra storia. Una storia nella storia...

 

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May 7, 2017

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