Intervista all'autore

 

Cosa ti ha spinto a creare "I gialli di Kröss"?

 

Un'intuizione. Storie italianissime ambientate in un territorio che conosco bene, che è l'Alto Astigiano, sempre di più vocato al turismo; quello religioso è già molto forte per aver dato i natali a santi quali Don Bosco, Giuseppe Cafasso, al beato Giuseppe Allamano, e per esserci non nato, ma morto, Domenico Savio. 

Ambientando delle storie in luoghi a me così vicini, compresi Torino, Chieri e dintorni, avevo bisogno che il personaggio principale, lo storico, vedovo che ha trasferito la sua abituale dimora dalla città in campagna, pur essendo italiano, avesse un nome "esotico" che desse un respiro più ampio alle narrazioni e sprovincializzasse il contesto, ma doveva essere nordico con animo tutto mediterraneo. Il padre  era un ingegnere austriaco e la madre una letterata calabrese.

 

A chi ti sei ispirato per il personaggio principale?

 

A un storico straordinario che ha insegnato all'Università di Torino, medievista come il mio Kröss, studioso raffinato e di grande intelligenza, ma soprattutto amico umile e raffinato, di cui per rispetto non farò mai il nome.

 

Quanto c'è di autobiografico?

 

Le storie scritte per la serie non hanno nulla di autobiografico nel senso stretto del termine. Sono storie di pura fantasia, ma... c'è sempre un "ma" in questa affermazione; perché ritengo sia inevitabile che un autore trasferisca in ciò che scrive, in modo diretto o indiretto, il suo bagaglio di esperienze.

Io dico sempre che noi scrittori siamo dei registratori viventi; nel corso della nostra vita, strada facendo, immagazziniamo informazioni, dettagli, suoni, odori, sguardi ecc... magari non usciranno mai al di fuori di noi stessi, oppure prima o poi, consapevolmente o inconsapevolmente, li trasferiamo in qualche storia.

 

Perché di nuovo tanto successo per il noir?

 

Con le giuste distinzioni di genere: noir, thriller, poliziesco e avanti di questo passo. E' sbagliato chiamare qualsiasi storia che abbia un enigma da risolvere attorno a un delitto, noir o thriller, sono specifiche diverse.

Per esempio, "I gialli di  Kröss", sono gialli nel senso più tradizionale del termine e si rifanno come struttura narrativa agli impianti classici del genere. Io poi, avrei coniato un termine ancora più appropriato per le mie storie, e cioè: "gialli dalle pennellate poetiche e romantiche".

 

Quanto è difficile indagare il cuore di tenebra?  

 

Sono molto interessato a coloro che non sono criminali per professione, ma che lo diventano per caso, per necessità o per errore. Alle persone cosiddette "normali" che dall'oggi al domani diventano protagonisti di fatti violenti. Un universo psicologico da esplorare, ma che il più delle volte non capendolo lo si definisce pazzia. Dal punto di vista narrativo intriga e appassiona azzardare di definire dei caratteri così "misteriosi".

 

Con i nuovi sistemi investigativi come cambia il giallo che prima era più psicologico? 

 

I nuovi sistemi investigativi tecnologici e scientifici sono solo un supporto, se a dirigere le indagini non ci sono delle abili menti umane investigative il risultato arriva tardi o non arriva mai. Amo molto il "futuribile" con le sue innovazioni, ma rimango ancorato all'Uomo, preferisco. 

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