[Capitolo 79]

Ti ho dato tutto senza pretendere nulla in cambio perché ho capito che l'amore non è aspettarsi qualcosa, ma è un qualcosa da aspettare. 

Già, ho aspettato l'amore sotto casa tua davanti al citofono, sui binari a fissare le rotaie arrugginite. Ho aspettato le tue risposte che poi alla fine erano delle domande, punti interrogativi che non sapevo decifrare. 

Eri sempre un passo davanti a me, sapevi dove volevo andare ancora prima che te lo dicessi. 

Ed eri così bella che a guardarti negli occhi toglievi il fiato a chi ancora aveva aria per respirare. Le corde vocali erano tubi ostruiti in cui non scorrevano frasi. Mi mangiavo le parole, le occasioni. A te è sempre piaciuta la mia sbadataggine, la mia confusione, la mia timidezza. Chissà poi perché. 

Sai, penso che un giorno ripenserò a tutte queste piccolezze che hanno fatto diventare grandi. Penserò al fatto che ti ho protetta, e mi basterà sapere di averlo fatto per stare bene. 

Un giorno non conterà il come, non conteranno le frasi non dette ma quelle pronunciate. Non conteranno i giorni vuoti ma quelli che ci hanno saputo riempire. E sarà così bello sapere di esser stati insieme che non diremo Pensa se non ci avessimo provato. Perché la vita non è ciò che poteva essere ma ciò che è stato. E non conta essere arrivati, l'importante è essere partiti. 

[Capitolo 78]

Discorsi seri fatti in silenzio. E poi le luci dei lampioni che illuminavano tratti di strada in cui non passava nessuno. Le insegne dei bar si scolorivano ogni notte di più e i neon lampeggiavano a intermittenza. 

Guardavamo i passanti con aria malinconica desiderando un mondo privo di guerre e superficialità. E quando buttavamo le sigarette giù dal balcone di casa tua qualche debole favilla rimaneva sospesa in aria, per poi spegnersi e cadere a terra senza far rumore. Un po' come noi. 

Non è stata colpa di nessuno. A volte le cose devono andare così e tu puoi solo restare inerme di fronte al corso degli eventi. 

Oggi la tua casa è vuota ed io sono spento come quelle insegne dei bar e sono diventato solo come quei tratti di strada che nessuno percorreva. E vorrei potermi bastare, ma non ne ho la forza. Vorrei non poter contare per nessuno, nemmeno per le persone che mi amano. Io non sono che uno sbaglio, io non so far altro che sbagliare. 

E lo so, che tutto ciò che è andato perso non tornerà più. E mi ritrovo a correre senza sapere per cosa. Forse sto lottando solo per arrivare a un vuoto. Forse nulla mi saprà mai riempire veramente. Ma se c'è una cosa della quale sono certo è che noi siamo e saremo sempre qualcosa, da qualche parte del mondo. 

Spero che almeno tu possa andare forte. Ti auguro il meglio, perché probabilmente non ci rivedremo più. Sii felice sempre. Meriti una grande vita. 

[Capitolo 74]

Dicevi sempre di voler partire, di prendere il primo volo, un biglietto solo andata perché tanto il passato non ritorna. 

E quante volte ti assecondavo, dicendoti che tutto sarebbe finito, che prima o poi avremmo vinto noi. 

Alla fine non siamo mai partiti, siamo rimasti fermi, immobili di fronte a un mondo che a tento sopravviveva. E amarci non serviva a farci sentire meno dolore, perché tanto una vita di scelte sbagliate non la ripari con un amore giusto. Andavamo avanti a promesse dall'aspetto impossibile e sogni che ci venivano sottratti dai cassetti. 

E ci credevamo ancora, ma alla fine l'abbiamo capito anche noi che ci sono cose che un amore non può ricomporre.

E non serve un biglietto di sola andata per rimettere le cose a posto, perché la vita che volevi la continui a sognare, ma la vita che non volevi la continui a vivere. 

[Capitolo 72]

Parole belle gettate a caso come le scarpe sull'uscio di casa. Promesse effimere per contrastare la tristezza. È così che vivevamo.

Non voglio più credere ai “per sempre”. Oggi sono realista. Come te, che arrivata a un certo punto non potevi più darmi certezze né illusioni. Ero sempre io a crederci di più. Tu avevi i piedi per terra perché bastavo io a costruire castelli in aria per due.

E dicevi che un giorno saremo stati pronti al dolore ma la verità è che ancora oggi io il dolore non lo riesco a sopportare. E nessuno credimi, può vedere la stanchezza ch'è dentro me.

Un tempo accumulavo cicatrici sul cuore, e imparai a dirti “per ora” perché non avevo la certezza di poterci essere domani. E di certezze ne avevamo bisogno, eppure non le cercavamo. Costruivamo sogni solo per ammazzare il tempo, e il tempo passava distruggendo la nostra felicità.

Le certezze crollavano, e insieme ad esse anche noi. Tu mi dicevi “lasciamo perdere” ed io pensavo che tanto non c'era più nulla da vincere.

E abbiamo fatto bene a vivere il presente con l'incertezza di un futuro insieme, perché in fondo sapevamo pure noi che la nostra storia non avrebbe avuto un seguito.

Volevamo un domani degno dell'amore che provavamo e pensavamo che crederci sarebbe servito a qualcosa. Ma crederci non è servito a nulla e quel domani, noi, lo stiamo ancora aspettando. Viviamo in balia di questa tempesta con la consapevolezza che mai ne vedremo, di porti tranquilli. Questo è quanto.